Comunicare il rischio
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Social network contro le malattie sociali?
 
Enrico Coiera, Director Centre for Health Informatics, Australian Institute of Health Innovation, University of New South Wales, Sydney (Australia).
Pubblicato su Va' Pensiero n° 572
 
Twitter, Facebook e i social media al servizio della sistema salute. Diversi sono gli ambiti - spiega Enrico Coiera - in cui il social web trova già applicazioni con buoni risultati: dalla misurazione della qualità e della sicurezza dell’assistenza sanitaria alle emergenze; dalla salute pubblica alla promozione della salute. Ma i social network potrebbero dare molto di più per affrontare le socially shapen diseases, le malattie più costose, dannose e complesse dei nostri tempi. Cosa accomuna il social web alle iniziative per la trasparenza dei dati della ricerca?
 
 
Alleati per migliorare l’efficacia delle cure
 
Elisabetta Patorno, research fellow alla Harvard Medical School, Brigham & Women’s Hospital, Boston USA.
Pubblicato su Va' Pensiero n° 553
 
C’è una certa distanza tra chi studia l’uso dei farmaci nel mondo reale, chi li prescrive e chi ne fa uso. I medici vivono la farmacoepidemiologia e la farmacovigilanza come una sorta d’intrusione nella loro attività clinica. I pazienti non sanno a chi credere. È un problema solo italiano? Elisabetta Patorno racconta la sua esperienza alla Harvard Medical School e commenta i processi di cambiamento culturale che vanno nella direzione di una sinergia tra i diversi attori coinvolti (non da ultima la Big pharma) e di una condivisione dei dati dei trial clinici.
 
 
Alta pressione nel mondo
 
Gianfranco Parati, Direttore del Dipartimento di Cardiologia dell’Istituto Auxologico di Milano, Università Bicocca-Milano.
Pubblicato su Va' Pensiero n° 531
 
L’ipertensione arteriosa è il principale killer. Uccide più del tabacco, senza confini. Sappiamo molto su come ridurre la pressione arteriosa ma sappiamo poco non su come intervenire, nei paesi a basso e medio reddito. Andrebbe preso come esempio il programma Kenya per l’hiv incentrato sulle visite a domicilio. E nei paesi ad alto reddito? Gianfranco Parati spiega il valore dell’automisurazione della pressione arteriosa a domicilio. "È uno strumento che, se usato in modo corretto, arricchisce la capacità diagnostica con una spesa minima e ci permette di fare bene il nostro lavoro".
 
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