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Crisi di credibilità della letteratura medica: crisi anche
per la EBM?
Rispondo con un apparente paradosso: è stata proprio l'EBM a
mettere in crisi la letteratura medica! Infatti, se in era pre-EBM il concetto
di "pubblicazione scientifica" era equivalente ad "evidence" (in
misura proporzionale alla "credibilità" della rivista-autore-istituzione – prestigious
journal-author-institution bias), i rigorosi criteri introdotti
dall'EBM hanno rilevato che la maggior parte della letteratura pubblicata è ben
lontana da standard metodologici di validità interna, rilevanza clinica
ed applicabilità. Ad esempio, ACP Journal Club, applicando tali criteri
seleziona da un "core" di riviste prestigiose, meno del 5% degli
articoli pubblicati! Inoltre, se inizialmente il focus dell'EBM era costituito
principalmente dagli aspetti metodologici della letteratura, oggi il dibattito
si è esteso
a tutte le problematiche che condizionano la pianificazione e la pubblicazione
della ricerca.
Come le frodi scientifiche?
Sì, ma non solo. L'EBM entra nel merito anche
di altri fenomeni: bias di commissionamento (e conseguenti aree grigie),
bias di pubblicazione, duplicazione della ricerca, disease mongering,
conflitti d'interesse. Tutto ciò, mettendone a nudo l'intero "processo
produttivo" -
dal commissionamento alla (non) pubblicazione - ha contribuito a determinare
la crisi della letteratura scientifica, soprattutto svelando le "pericolose
relazioni" tra industria, ricercatori ed editori.
EBM e formazione delle nuove generazioni di medici: a che punto siamo?
Una revisione sistematica di Shaneyfelt e collaboratori (JAMA 2006;
296: 1116-27) include 115 studi che hanno utilizzato 104 strumenti per valutare
l'efficacia dell'insegnamento dell'EBM: la maggior parte
degli interventi educazionali ha misurato conoscenze e competenze (con particolare
enfasi sulla ricerca bibliografica e valutazione critica della letteratura),
mentre la valutazione di end-point educazionali hard (modifica dei comportamenti
professionali, esiti assistenziali) è ancora poco utilizzata. Rispetto
ai destinatari degli interventi formativi, gli strumenti sono stati valutati
in diversi momenti della formazione dei professionisti: facoltà di
medicina (41%), scuole di specializzazione (34%) e formazione permanente,
sia nei medici (29%), sia nelle professioni non mediche (12%).
Per quanto riguarda invece il nostro Paese?
Purtroppo, a fronte delle numerose esperienze didattiche a livello internazionale,
in Italia non esistono studi pubblicati per esteso, ma solo notizie frammentarie
di esperienze pilota, la cui integrazione nel curriculum formativo - oltre
che gli standard didattici e di valutazione dell'apprendimento - rimangono
assolutamente ignoti.
In ambito europeo è in fase di conclusione il
progetto EU-EBM (European
Union Evidence-Based Medicine Unit) che ha standardizzato gli elementi
dell'EBP core-curriculum (in termini di conoscenze, attitudini e competenze),
oltre che definito gli strumenti di valutazione.
Perché è così difficile governare la diffusione
e l'appropriatezza delle tecnologie diagnostiche?
Il "mercato" delle tecnologie diagnostiche è meno regolamentato
di quello dei farmaci: in particolare, non esiste alcun obbligo per le
industrie produttrici di realizzare studi con standard metodologici predefiniti.
In altre parole, se un farmaco prima di essere commercializzato deve superare
un percorso ad ostacoli (fase pre-clinica, studi di fase I, II e III),
per i nuovi test diagnostici è sufficiente la documentazione tecnica
e di safety. Quale inevitabile conseguenza, la metodologia della
ricerca degli studi di accuratezza diagnostica è lontana anni luce
rispetto a quella sui farmaci e la base scientifica è largamente insufficiente
per le valutazioni di technology assessment.
Come dire che nella diffusione delle tecnologie diagnostiche regna
l'anarchia?
Sì, la governance delle tecnologie diagnostiche sembra una "mission
impossible". Basti solo pensare che nella richiesta di indagini diagnostiche
i medici, oltre a credere che i rischi medico-legali siano inversamente proporzionali
al numero di test richiesti – e quindi preferire la strategia diagnostica "esaustiva" a
quella "ipotetico deduttiva" - vengono spesso condizionati dalle
pressanti richieste dei pazienti, a loro volta indotte dai media.
24 gennaio 2007 |
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2a Conferenza Nazionale GIMBE®
Bologna, 9 febbraio 2007
A differenza della prima
edizione, organizzata per festeggiare il decimo compleanno
del GIMBE® e la fondazione del Centro
Studi di Bologna, il programma di quest'anno è stato
costruito con le esperienze ed i progetti realizzati dai professionisti
italiani.
La prima sessione è dedicata al ruolo dell'Evidence-based
Practice (EBP) nella formazione professionale: il punto
sull'EBP core-curriculum e il dubbio amletico se "insegnare
l'EBP
migliora l'assistenza sanitaria", faranno da cornice
a molteplici esperienze didattiche realizzate sia a livello di
formazione universitaria (facoltà di Medicina, scuole
di specializzazione, lauree specialistiche), sia di educazione
continua, inclusa la FAD.
La seconda sessione - attuazione della Clinical
Governance nelle organizzazioni sanitarie - oltre ad una ricca
kermesse di progetti aziendali, prevede uno stimolante
forum sulla "Non-governance delle tecnologie diagnostiche",
per enfatizzare il problema che EBM, governo clinico, appropriatezza
e ottimizzazione delle risorse non riguardano solo i farmaci.
Infine, saranno approfondite alcune tematiche scottanti
che rischiano di identificare l'acronimo EBM con Evidence-b(i)ased
Medicine: il commissionamento della ricerca, la trasparenza
dei rapporti tra società scientifiche e industria, gli
errori nella letteratura biomedica.
Ulteriori informazioni
e programma della conferenza » |
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