L'EBM è rock
 
Luca Carra (Tempo Medico, 3 novembre 2005) su "Attenti alle bufale", di Tom Jefferson
 

Dicesi libello un'operetta volta a trattare con caustico sarcasmo i luoghi comuni di un'epoca in nome del libero pensiero. In Italia i libelli di questa fatta vennero scritti dai libertini nel secolo decimosettimo. Prima ancora che l'Illuminismo facesse vincere, per breve stagione, i «lumi della ragione».

In questa categoria rientra a pieno titolo il libro di Tom Jefferson ("Attenti alle bufale", Il Pensiero Scientifico Editore, 2005, 153 pagine, 14 euro). Jefferson è un apostolo della prima ora della evidence based medicine. Epidemiologo angloitaliano della Sezione vaccini del Centro Cochrane, l'autore rientra nella schiera degli scettici in medicina, intenzionati a usare gli strumenti della EBM per contrastare la ben più forte marketing based medicine. E, va detto, nel libretto ci riesce benissimo, dispensando in modo semiserio, e con godibili citazioni dalla cinematografia porno trash degli anni settanta un esilarante ma istruttivo glossario ("gergotomo") in appendice, pillole di saggezza EBM che dovrebbero condurre il lettore verso una consapevolezza critica nei confronti della «scienza medica» attuale. I suoi strali polemici si indirizzano verso i montanelliani «cattivi maestri», che abbondano anche in medicina: vedasi opinion leader prezzolati per sostenere tesi insostenibili in editoriali dimenticabili, che «mescolano principi etici di uno scafista con il rigore scientifico dello sceneggiatore del film storico del 1969 Maciste contro Dracula», per usare una delle tante colorite espressioni di Jefferson.

Ne esce un corrosivo Baedeker della letteratura scientifica, con gli attrezzi essenziali per capirla e, se del caso, difendersene. Ricerche, editoriali e revisioni che appaiono anche sulle riviste più blasonate, vanno quindi sempre sottoposte a vaglio critico analizzando abstract, dichiarazione di conflitti di interesse, significatività statistica, scelta del confronto, e molti altri indizi dove può nascondersi la trappola.

Il rischio individuato da Jefferson è proprio la trasformazione della stessa medicina basata sulle prove in merce di marketing, così come gli «idola» della peer review e dell'impact factor. Tutto, in mani interessate, può essere trasformato in mistificazione, come testimoniano anche i recenti libri degli ex direttori del New England Journal of Medicine, Marcia Angell e Jerome Kassirer, entrambi abbondantemente citati nel testo, insieme all'ex direttore del BMJ Richard Smith.

Spigolando fra citazioni di Pinocchio e di un improbabile maestro cinese del VI secolo avanti Cristo, e portando a esempio gli studi sulla PET, sugli stent medicati e sulla vaccinazione antinfluenzale, Jefferson racconta i mille modi di addomesticare e/o torturare uno studio clinico per fargli dire l'esatto contrario di quello che i dati autorizzerebbero a dire. Ponendo in questo modo sul piatto il tema dell'integrità in medicina. Con uno sberleffo che, come nei grandi comici, ha sempre un retrogusto amaro. Come direbbe Celentano, i «cattivi maestri» sono lenti, Tom Jefferson è rock.

 
 
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