Il ruggito degli 'smanettoni'
 
Eugenio Santoro, responsabile Laboratorio di Informatica medica, Dipartimento di Epidemiologia, Istituto di Ricerche Farmacologiche "Mario Negri" di Milano.
 
cover Cosa si intende con web sociale?

Con web sociale o web collaborativo si intende la nuova modalità di fruizione del web basata sulla partecipazione e sul contributo degli utenti. Nel web sociale sono loro infatti i veri protagonisti, in quanto partecipano nella doppia veste di fruitori e di produttori dei contenuti, rispondendo ad esigenze che vengono dalla base e non calate dall'alto come accade nel web tradizionale. Questa è una delle ragioni per le quali il web sociale è anche noto con il nome di web 2.0, in antitesi al web tradizionale.

I medici usano i social network?

Sì, a giudicare dai dati di una recente indagine condotta nello scorso anno negli Stati Uniti da Manhattan Research che ha identificato in circa 250.000 il numero di medici che collaborano online a qualche forma di social network, e in oltre 100.000 quelli che intendono prendere parte a questa nuova forma di socializzazione nel prossimo futuro. Questo fenomeno è in parte alimentato dal successo che negli Stati Uniti sta avendo Sermo, il social network che raccoglie l'adesione di oltre 70.000 medici americani, e dai legami che tale community ha con importanti organizzazioni istituzionali e scientifiche americane come la Food and Drug Administration e l'American Medical Association.

Ha ancora senso parlare di qualità dei contenuti all'epoca del web 2.0?

Il web 2.0 ha contribuito ad aumentare a dismisura il numero delle fonti di informazioni. E con esso il pericolo di distorsione dei messaggi veicolati. Ritengo che abbia ancora senso parlare di qualità dei contenuti, ma probabilmente in un'ottica differente da quella a cui finora siamo stati abituati e, soprattutto, con strumenti più aggiornati rispetto a quelli finora usati.
Mi riferisco in particolare ai principi della Health On the Net Foundation (quelli che hanno inventato l'HONCode), che nell'epoca del web 2.0 andrebbero probabilmente rivisitati.
Per esempio, i curatori dei blog medici si sono posti questo problema e hanno proposto l'adozione dell'Healthcare blogger code of ethics, un insieme di linee guida e raccomandazioni per la gestione di un blog che tratta di argomenti medici.

Lei crede nella saggezza della folla (wisdom of crowd)?

Sono dell’idea che il contributo di molti possa davvero aiutare a rispondere alle domande che ci poniamo. Il confronto tra pari è sempre stato di aiuto nel creare nuova conoscenza. D’altra parte è quanto fanno da anni le riviste mediche quando decidono di pubblicare un articolo dopo che questo ha subito un processo di peer-review. Tuttavia, occorre prestare  attenzione quando questa teoria è applicata all’ambito medico. Se "la folla" è rappresentata da medici che hanno strumenti validi per valutare ipotesi da loro generate e suggerimenti da loro stessi forniti, il risultato non può che essere  positivo.

E se la folla sono i pazienti?

Lo stesso non si può dire se a confrontarsi sono i pazienti, specialmente quando dibattono di trattamenti farmacologici e rimedi per le patologie di cui soffrono. Non che i social network tra pazienti non siano utili (anzi, ne esistono molti che permettono di condividere storie di malattie, utilissimi nel fornire un supporto psicologico), ma il rischio di un’informazione potenzialmente scorretta è certamente più elevato rispetto a quanto accade sul web tradizionale. D’altra parte studi recenti sulla validità e sulla completezza di alcune voci di Wikipedia riguardanti alcune categorie di farmaci, hanno dimostrato le pecche di tale teoria.

Facebook può essere utile per comunicare alla faculty di una sperimentazione clinica?

Facebook offre numerose opportunità di aggregazione che potrebbero essere sfruttate per attivare appositi canali di comunicazione (adeguatamente protetti) tra i ricercatori coinvolti in una sperimentazione clinica. Questo faciliterebbe non solo il reclutamento dei medici interessati a entrare in una sperimentazione, ma per esempio renderebbe più agevole la discussione sulla corretta applicazione del protocollo di studio, la condivisione dei risultati per una loro migliore interpretazione, nonché la comunicazione tra i vari protagonisti (medici, ricercatori, sponsor, monitor, ecc.) che a vario titolo prendono parte alla sperimentazione clinica.

Qual è il miglior podcast che lei conosce?

Se dovessi limitarmi all’ambito medico-scientifico, risponderei: i podcast forniti dai siti web delle principali riviste mediche, soprattutto quelli di JAMA e del New England Journal of Medicine, e quelli forniti dall’American Society of Clinical Oncology per distribuire materiali presentati nell’ambito dei propri eventi congressuali.
Al di fuori di questo ambito, essendo un appassionato del programma radiofonico "Il ruggito del Coniglio", non posso non citare il suo podcast a cui, ovviamente, sono iscritto da sempre. 

Quale blog segue più assiduamente?

Ce ne sono diversi, anche perché i blog, per la mia attività, sono diventati una delle fonti di informazione più utilizzate. Sono due quelli che seguo costantemente. Il primo è il blog (o sarebbe meglio dire i blog) del British Medical Journal nel quale sono dibattuti argomenti di attualità. Il secondo è ScienceRoll, un blog specializzato su argomenti legati all’uso del web 2.0 in ambito medico.

Il social network a cui partecipa che segue di più?

Oltre a Facebook, partecipo al social network creato dalla rivista Journal of Medical Internet Research che rappresenta un utile strumento per entrare in contatto con persone che condividono i miei stessi interessi.

25 febbraio 2009

 
 
 
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