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| La scienza dei malati immaginari |
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| Luca Carra intervista Tom Jefferson (Corriere Salute, 27 novembre 2005) |
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La medicina è come la politica, la finanza, il calcio: un misto di cose buone, talvolta esaltanti, e cattive, talvolta pessime. È su questo semplice concetto che lavora da anni Tom Jefferson, epidemiologo ed esperto di vaccini di livello internazionale. Il nome rimanda al terzo presidente degli Stati Uniti, ma l'origine è italiana. Nato a Viareggio da mamma italiana e papà britannico, Tom unisce un carattere sulfureo tipico dei toscani al rigore britannico.
Da questa miscela è nato un libro, Attenti alle bufale (Il Pensiero Scientifico Editore) che fa le pulci alla ricerca biomedica. Perché, come tutte le attività umane, anche questo ambito «sacro» nasconde soperchierie, trucchi e un certo tasso di corruzione.
Ma di quali trucchi sta parlando?
«La medicina - risponde Jefferson - è spinta da interessi economici molto forti. La grande maggioranza degli studi su farmaci e altri tipi di intervento, pubblicati anche da riviste prestigiose a livello internazionale, è finanziata dalle case farmaceutiche. Ci sono mille modi per "costruire" lo studio in modo che il proprio prodotto risulti migliore di quello con cui viene confrontato. Ci sono, però, alcuni accorgimenti per capire se una sperimentazione è affidabile o meno».
Per esempio?
«Quando si legge uno studio bisognerebbe sempre sapere su quante persone è stato svolto. Se sono poche centinaia, di solito i risultati sono deboli e facilmente governabili a proprio favore. Un'altra spia importante è la dichiarazione dei conflitti d'interesse, spesso presente sulle principali riviste: se gli autori hanno ricevuto finanziamenti dell'industria c'è motivo per accogliere i risultati con cautela».
Passiamo alle linee guida, documenti oggi molto di moda. che su una certa malattia formulano una serie di raccomandazioni da seguire sia nella diagnosi sia nelle cure. C'è da fidarsi?
«Dipende. Meglio, molto meglio se queste linee guida sono frutto del lavoro multidisciplinare di più esperti, che prevedano anche la presenza di un rappresentante delle associazioni di malati e sotto il controllo di una autorità super partes, come un'agenzia statale o regionale. Sono a maggior rischio le linee guida compilate solo dalle società scientifiche: possono avere sponsorizzazioni e legami con l'industria».
Anche sulle campagne di prevenzione ci possono essere influenze indebite?
«Certo. Quella degli screening è diventata un'industria fiorente e promettente. Si spinge la popolazione a sottoporsi a nuovi esami, anche se l'utilità di molti di questi è controversa, perché alla fine non salvano più persone dalla malattia. Gli unici screening che presentano un'utilità dimostrata sono il Pap test, la mammografia e il test per il tumore del colon retto.
Un altro modo per aumentare impropriamente il numero dei malati da trattare è il meccanismo dell'abbassamento della soglia: negli ultimi anni le società scientifiche internazionali hanno ripetutamente abbassato i valori limite della pressione, del colesterolo e della glicemia per il diabete. Di fatto la cosa si traduce in una spaventosa medicalizzazione delle persone sane».
Appunto: il numero delle malattie è in aumento...
«Il mondo è pieno di malattie, basta cercarle: dopo la calvizie e la menopausa, sarà la volta dell'incertezza, del narcisismo, della dribblomania. Intanto è in arrivo la Sindrome della stanchezza cronica e via inventando, a beneficio di nuove paranoie e nuove cure. C'è il rischio che anche l'ironia non diventi in un prossimo futuro la manifestazione di un disturbo psichico». |
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