Screening del carcinoma mammario:
Cochrane vs Lancet review

Antonino Cartabellotta
Direttore Scientifico Gruppo Italiano per la Medicina Basata sulle Evidenze (GIMBE)



Nel manifestare stupore ed imbarazzo per quest'assurda vicenda, non è mia intenzione entrare nel merito degli aspetti tecnici delle due revisioni sistematiche, ma solo riportare le mie considerazioni su alcune regole della Cochrane Collaboration (CC), sugli atteggiamenti di Gøtzsche e sulla posizione di Lancet.

  • La CC si è progressivamente costruita un'aureola di credibilità scientifica, indispensabile per "mettere ordine" tra la notevole quantità di ricerca prodotta; a garanzia di tale affidabilità la CC ha posto una rigorosa metodologia che caratterizza le sue revisioni, rispetto a quelle prodotte da altri [1,2].
  • La vicenda sullo screening mammografico è iniziata con la pubblicazione - sempre su Lancet - di una revisione sistematica dello stesso Gøtzsche. Tale revisione, è stata successivamente proposta al board editoriale della CC che, non ritenendola sufficientemente rigorosa, ha proposto agli autori alcune modifiche. Il risultato è che oggi la comunità scientifica si ritrova due revisioni sistematiche sullo screening mammografico prodotte dagli stessi autori: una pubblicata sulla Cochrane Library che rispetta le regole della CC, l'altra "ospitata" su Lancet dove gli autori hanno seguito le proprie, raggiungendo conclusioni opposte.
  • L'atteggiamento di Gøtzsche nei confronti della comunità scientifica, oltre che della stessa Cochrane Collaboration (di cui è uno dei maggiori esponenti), non sembra sporadico. Infatti, l'autorevole ricercatore danese - animato da uno spirito assolutista dal sapore "dibelliano" - sembra avere avviato, da poco più di un anno, una saga ispirata dall'ebbrezza del "controcorrente":
    - ha mandato in soffitta lo screening per il carcinoma mammario [3], decidendo di "mettersi in proprio", rispetto alle regole dell'Istituzione di cui fa parte;
    - ha stravolto le conoscenze sul placebo [4];
    - ha posto severe critiche sulla qualità delle revisioni Cochrane [5].
    Questi atteggiamenti rinforzano la legittima preoccupazione che la tanto criticata autorevolezza dell'opinion leader stia gradualmente cedendo il potere a quella - spesso esasperatamente tecnicistica - dei "manipolatori individuali dell'informazione scientifica", che con l'inclusione/esclusione di uno o più studi in una revisione sistematica - "alchimia statistica", secondo Feinstein [6]- determinano le sorti degli interventi sanitari.
  • La CC, quale Istituzione di riferimento nella sintesi dell'informazione scientifica, non può permettere che "schegge impazzite" con la complicità di editori affetti da sensazionalismo cronico (Lancet, nella sua autorevolezza, è la rivista più "scandalistica" tra le grandi) contribuiscano a sollevare tra gli operatori sanitari legittimi dubbi sulla validità delle revisioni sistematiche. Sarebbe come gettare alle ortiche vent'anni di ricerca metodologica sulla sintesi dell'informazione!
  • Alla luce dei fatti accaduti ritengo inaccettabile:
    1. Che la CC prenda in considerazione revisioni sistematiche già pubblicate in letteratura che, a seguito "trattative" con gli autori sulle modifiche da apportare, possano ottenere il "foglio di via" per la pubblicazione sulla Cochrane Library.
    2. L'accordo che consente di pubblicare le revisioni Cochrane sulle riviste biomediche, per varie ragioni:
    - per i limiti imposti dalle regole editoriali, le versioni pubblicate dalle riviste costituiscono, rispetto a quelle originali, un "surrogato" che potrebbe creare problemi d'interpretazione per carenza di dettagli;
    - le maggiori riviste biomediche, rispetto alle revisioni Cochrane, hanno una circolazione ed un impatto di gran lunga superiori, specie nel mondo clinico;
    - il fatto che il New England Journal of Medicine non abbia accettato - analogamente a Lancet, BMJ o JAMA - di pubblicare le revisioni Cochrane, è stato inizialmente interpretato (anche dal sottoscritto) come "l'ennesima manifestazione di un estremo conservatorismo" che da sempre caratterizza la prestigiosa testata. In realtà, nessuno si è reso conto che quest'atteggiamento tutelava più la CC che la rivista;
    - in un'epoca dove il conflitto d'interessi è presente anche dove non esiste, non si può nascondere che la pubblicazione di una revisione Cochrane su una rivista prestigiosa - anche se "non viene ritenuta dalla Cochrane una pubblicazione doppia" - costituisce pur sempre un sistema per duplicare i titoli scientifici.
  • Preferisco non commentare la posizione di Richard Horton - per il quale nutro, peraltro, grandissima stima - che si erge a garante di una "libertà accademica", censurata dal board editoriale della CC. E' un po' come offrire "asilo editoriale" a profughi perseguitati da un sistema che ne limita la libertà di stampa. In realtà Horton dimentica che la CC, nel pieno rispetto della libertà degli autori, impone loro la condivisione di una serie di regole diverse da quelle che regolano la pubblicazione degli articoli sulle riviste biomediche.
  • In ogni caso, non escludo che Gøtzsche e Horton possano avere le loro ragioni nel criticare i metodi dell'editorial board della CC, ma sicuramente hanno scelto la strada peggiore per farlo sapere alla comunità scientifica internazionale: quella dello scoop giornalistico!

Conflitti d'interesse. Non ho mai ricevuto compensi, a nessun titolo, dalla Cochrane Collaboration. Lancet ha rifiutato un mio manoscritto nell'ottobre del 1996.


Bibliografia


1. Jadad AR, Cook DJ, Jones A, et al. Methodology and reports of systematic reviews and meta-analyses: a comparison of Cochrane reviews with articles published in paper-based journals. JAMA 1998; 280: 278-80.

2. Jadad AR, Moher M, Browman GP, et al. Systematic reviews and meta-analyses on treatment of asthma: critical evalua-tion. BMJ 2000; 320: 537-40.

3. Olsen O, Gotzsche PC. Cochrane review on screening for breast cancer with mammography? Lancet 2001;358:1340-42.

4. Hrobjartsson A, Gotzsche PC. Is the placebo powerless? An analysis of clinical trials comparing placebo with no treatment. N Engl J Med 2001; 344: 1594-602

5. Olsen O, Middleton P, Ezzo J, Gotzsche PC, et al. Quality of Cochrane reviews: assessment of sample from 1998. BMJ 2001; 323: 829-32.

6. Feinstein AR. Meta-analysis: statistical alchemy for the 21st century. J Clin Epidemiol 1995; 48: 71-9.

Per saperne di più:

Alessandro Liberati è stato intervistato sul tema dal BMJ lo scorso 26 ottobre.

Il sito del Centro Cochrane Italiano ha riservato al dibattito un'ampia sezione.


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