Dal 10 al 14 settembre il GIMBE (Gruppo
Italiano per la Medicina Basata sulle Evidenze) ospiterà la seconda
Conferenza Internazionale sull'Evidence-based Health Care.
Quali sono gli obiettivi della manifestazione?
L'obiettivo principale della conferenza è quello di mettere
a confronto le esperienze di ricercatori provenienti da tutto il mondo
su metodi, strumenti e strategie di valutazione, sia dell'insegnamento
dell'Evidence-based Medicine (EBM) e dell'Evidence-based
Health Care (EBHC), sia dei risultati ottenuti a livello di assistenza
sanitaria.
Era fondamentale riportare in Italia un'iniziativa che, insieme
ad altri - primo tra tutti Martin Dawes, già Direttore del Centre
for Evidence-based Medicine di Oxford - avevamo ideato, pianificato e
realizzato. Purtroppo, la prima edizione (12-16 settembre 2001) ha avuto
una sfortunata, quanto grave, coincidenza.
In cosa differisce, dall'approccio tradizionale, la formazione degli
operatori sanitari basata sulle evidenze? In quale maniera le evidenze
scientifiche possono orientare la formazione degli operatori per una
migliore assistenza dei pazienti?
Oltre alla consapevolezza che lo stimolo
principale nella ricerca d'informazioni è costituito
dai problemi clinico-assistenziali, l'acquisizione attiva di conoscenze
permette - rispetto allo studio non finalizzato - una migliore integrazione
delle informazioni ottenute nei processi cognitivi.
Pertanto, tutti gli operatori sanitari devono acquisire strumenti e strategie
per gestire le informazioni scientifiche, la cui dinamicità e
turbolenza rende impossibile "fissare lo stato dell'arte
in tempo reale".
Inoltre, i professionisti non devono limitarsi a ricevere passivamente
indicazioni di comportamento, ma devono essere in grado di espandere
e collegare le informazioni acquisite in una rete di conoscenze sempre
più ricca, il cosiddetto semantic network. Questo, oltre a sviluppare
il giudizio clinico, permetterà di trasformare in sapere le informazioni
acquisite e di autogestire la propria formazione continua per tutta la
vita (lifelong and self-direct learning).
L'offerta di formazione residenziale per gli operatori
sanitari è molto
ricca: per quali di queste iniziative è stata dimostrata l'efficacia?
Parlando
di "efficacia" è bene precisare subito due
aspetti fondamentali:
- su che cosa è efficace l'intervento (end-point);
- quanto è efficace l'intervento.
Lungi dal voler alimentare
le polemiche sui congressi medico-scientifici, le prove di efficacia
degli interventi educazionali sono in merito robuste:
- se l'ECM ha l'obiettivo
di aumentare le conoscenze dei partecipanti, i congressi sono, senza
alcun dubbio, efficaci;
- se invece, l'end point della formazione continua è quello
migliorare la pratica professionale e, magari, anche gli esiti assistenziali,
tutte le iniziative educazionali passive (convegni, seminari, letture)
sono assolutamente inefficaci.
Le uniche attività formative in grado di migliorare la pratica
professionale - da sole o in combinazione con altri interventi - sono
quelle che coinvolgono attivamente i partecipanti (workshop interattivi),
e la loro efficacia dipende dalle tecniche e dall'entità del
coinvolgimento. Va in questa direzione anche il Programma Nazionale
per l'ECM, che riconosce a questo tipo di iniziative un maggior "peso" in
termini di crediti.
| “I seek a method by which teachers teach less and learners
learn more”. Johann Comenicus,
1630 |
Questo non significa abolire i congressi, ma solo
ripensarli (perché troppo
teacher-centered) alla luce delle prove di efficacia degli interventi
educazionali: ad esempio, prevedendo workshop rivolti a piccoli gruppi
e sessioni interattive, e limitando il numero di letture magistrali e
relazioni preordinate. In ogni caso, ritengo che la mission educazionale
di qualunque Società Scientifica non dovrebbe esaurirsi con l'organizzazione
del "congresso nazionale".
Nel capitolo da
lei curato nel libro "L'educazione
Continua in Medicina. Una guida per i medici, operatori e dirigenti della
sanità",
approfondisce i punti critici della formazione residenziale. Cosa suggerisce
per l'organizzazione di questi eventi?
Considerato che il
fine ultimo dell'ECM è incidere "sull'efficacia,
appropriatezza, sicurezza ed efficienza all'assistenza prestata
dal SSN", le attività di formazione continua devono essere
in grado, oltre che di migliorare le conoscenze dei partecipanti (end-point
surrogato), di modificare i comportamenti professionali e, magari, anche
gli esiti assistenziali. Alla luce delle evidenze scientifiche, della
teoria dell'apprendimento dei soggetti adulti, oltre che dell'esperienza
maturata negli ultimi anni, è possibile delineare alcuni "requisiti
minimi" per ottenere i massimi risultati dalla formazione residenziale:
- effettuare una valutazione preliminare degli obiettivi formativi
(learning needs);
- utilizzare la metodologia dei piccoli gruppi (small
group learning);
- garantire un elevato livello di interazione tra docenti
e discenti;
- coinvolgere i partecipanti a trovare soluzioni a problemi clinico-assistenziali,
possibilimente dagli stessi formulati (problem-based learning attraverso
l'applicazione del metodo EBM);
- evitare di infondere, attraverso letture magistrali, un numero eccessivo
di nozioni perché scarsamente ritenute dai partecipanti e destinate,
per natura delle scienze mediche, a rapida obsolescenza;
- fornire l'opportunità di mettere in pratica le conoscenze
e le competenze acquisite (learning by doing);
- fornire strumenti per il self-direct and lifelong learning (formalmente
l'EBM);
- "rinforzare" adeguatamente l'attività educazionale
con altre strategie in grado di modificare i comportamenti professionali.
Il GIMBE è molto attivo nella formazione residenziale degli
operatori sanitari. Che tipo di iniziative promuove?
Nel corso di questi anni abbiamo
offerto agli operatori del SSN numerosi eventi residenziali aventi per
denominatore comune l'EBM/EBHC;
questo a vari livelli di approfondimento (corsi base, corsi avanzati,
master), destinati a diverse tipologie di professionisti (decisori della
sanità, medici ospedalieri, medici di medicina generale, farmacisti,
infermieri, etc). Per le Aziende Sanitarie, invece, realizziamo progetti
di formazione-intervento, dove alla fase formativa segue l'implementazione
degli strumenti dell'EBM/EBHC nell'organizzazione-erogazione
di servizi e prestazioni sanitarie. Cito tra tutti il progetto
realizzato nella provincia di Reggio Emilia, premiato anche al Forum
PA 2002.
Ovviamente, tutte le nostre iniziative vengono pianificate e condotte
seguendo scrupolosamente le metodologie didattiche sopra descritte.
Cartabellotta A, Curcio
Rubertini B, Grossi M. Reggio punta sulla “CEU”.
Il Sole 24 Ore Sanità Management.
Novembre 2002: pag.16-230 |
Quale può essere il futuro dell'EBM?
L'EBM ha già superato il primo decennio di vita, ma in
Italia ha avuto una penetrazione culturale, professionale e politica
molto frammentaria e disorganizzata, sia perché supportata dalle
Istituzioni solo "a corrente alternata", sia perché i
professionisti l'hanno spesso utilizzata in maniera opportunistica.
La mia impressione è che a festeggiare il secondo decennio dell'EBM
saranno solo i sistemi sanitari che si stanno impegnando a:
- legittimare
l'EBM quale metodo ideale per integrare pratica clinica
e formazione permanente;
- produrre ricerca indipendente per riempire
le aree grigie alle quali non è interessato il monopolio dell'industria
farmaceutica e tecnologica;
- governare l'informazione ai cittadini
sull'efficacia
degli interventi sanitari;
- far rientrare esplicitamente la metodologia
dell'EBM/EBHC nei
meccanismi di finanziamento di servizi e prestazioni sanitarie.
A proposito della Conferenza di settembre sull'EBHC,
rispetto ai temi trattati: quali potrebbero essere i professionisti
maggiormente
interessati?
In generale, dovrebbero essere "addetti ai lavori" impegnati
nell'insegnamento dell''EBM/EBHC e/o nella sua implementazione
a livello di servizi sanitari.
Tengo a precisare che l'iscrizione all'evento è subordinata
alla presentazione di almeno un contributo scientifico e che, trattandosi
di un evento collaborativo internazionale, il numero di posti riservati
ai partecipanti italiani è limitato.
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