Formare alla EBM, l’EBM per formare

Intervista ad Antonino Cartabellotta, Direttore scientifico, Gruppo italiano per la Medicina Basata sulle Evidenze (GIMBE)


Dal 10 al 14 settembre il GIMBE (Gruppo Italiano per la Medicina Basata sulle Evidenze) ospiterà la seconda Conferenza Internazionale sull'Evidence-based Health Care. Quali sono gli obiettivi della manifestazione?

L'obiettivo principale della conferenza è quello di mettere a confronto le esperienze di ricercatori provenienti da tutto il mondo su metodi, strumenti e strategie di valutazione, sia dell'insegnamento dell'Evidence-based Medicine (EBM) e dell'Evidence-based Health Care (EBHC), sia dei risultati ottenuti a livello di assistenza sanitaria.
Era fondamentale riportare in Italia un'iniziativa che, insieme ad altri - primo tra tutti Martin Dawes, già Direttore del Centre for Evidence-based Medicine di Oxford - avevamo ideato, pianificato e realizzato. Purtroppo, la prima edizione (12-16 settembre 2001) ha avuto una sfortunata, quanto grave, coincidenza.

In cosa differisce, dall'approccio tradizionale, la formazione degli operatori sanitari basata sulle evidenze? In quale maniera le evidenze scientifiche possono orientare la formazione degli operatori per una migliore assistenza dei pazienti?

Oltre alla consapevolezza che lo stimolo principale nella ricerca d'informazioni è costituito dai problemi clinico-assistenziali, l'acquisizione attiva di conoscenze permette - rispetto allo studio non finalizzato - una migliore integrazione delle informazioni ottenute nei processi cognitivi.
Pertanto, tutti gli operatori sanitari devono acquisire strumenti e strategie per gestire le informazioni scientifiche, la cui dinamicità e turbolenza rende impossibile "fissare lo stato dell'arte in tempo reale".
Inoltre, i professionisti non devono limitarsi a ricevere passivamente indicazioni di comportamento, ma devono essere in grado di espandere e collegare le informazioni acquisite in una rete di conoscenze sempre più ricca, il cosiddetto semantic network. Questo, oltre a sviluppare il giudizio clinico, permetterà di trasformare in sapere le informazioni acquisite e di autogestire la propria formazione continua per tutta la vita (lifelong and self-direct learning).

L'offerta di formazione residenziale per gli operatori sanitari è molto ricca: per quali di queste iniziative è stata dimostrata l'efficacia?

Parlando di "efficacia" è bene precisare subito due aspetti fondamentali:
- su che cosa è efficace l'intervento (end-point);
- quanto è efficace l'intervento.

Lungi dal voler alimentare le polemiche sui congressi medico-scientifici, le prove di efficacia degli interventi educazionali sono in merito robuste:

- se l'ECM ha l'obiettivo di aumentare le conoscenze dei partecipanti, i congressi sono, senza alcun dubbio, efficaci;
- se invece, l'end point della formazione continua è quello migliorare la pratica professionale e, magari, anche gli esiti assistenziali, tutte le iniziative educazionali passive (convegni, seminari, letture) sono assolutamente inefficaci.

Le uniche attività formative in grado di migliorare la pratica professionale - da sole o in combinazione con altri interventi - sono quelle che coinvolgono attivamente i partecipanti (workshop interattivi), e la loro efficacia dipende dalle tecniche e dall'entità del coinvolgimento. Va in questa direzione anche il Programma Nazionale per l'ECM, che riconosce a questo tipo di iniziative un maggior "peso" in termini di crediti.

Questo non significa abolire i congressi, ma solo ripensarli (perché troppo teacher-centered) alla luce delle prove di efficacia degli interventi educazionali: ad esempio, prevedendo workshop rivolti a piccoli gruppi e sessioni interattive, e limitando il numero di letture magistrali e relazioni preordinate. In ogni caso, ritengo che la mission educazionale di qualunque Società Scientifica non dovrebbe esaurirsi con l'organizzazione del "congresso nazionale".

Nel capitolo da lei curato nel libro "L'educazione Continua in Medicina. Una guida per i medici, operatori e dirigenti della sanità", approfondisce i punti critici della formazione residenziale. Cosa suggerisce per l'organizzazione di questi eventi?

Considerato che il fine ultimo dell'ECM è incidere "sull'efficacia, appropriatezza, sicurezza ed efficienza all'assistenza prestata dal SSN", le attività di formazione continua devono essere in grado, oltre che di migliorare le conoscenze dei partecipanti (end-point surrogato), di modificare i comportamenti professionali e, magari, anche gli esiti assistenziali. Alla luce delle evidenze scientifiche, della teoria dell'apprendimento dei soggetti adulti, oltre che dell'esperienza maturata negli ultimi anni, è possibile delineare alcuni "requisiti minimi" per ottenere i massimi risultati dalla formazione residenziale:

  • effettuare una valutazione preliminare degli obiettivi formativi (learning needs);
  • utilizzare la metodologia dei piccoli gruppi (small group learning);
  • garantire un elevato livello di interazione tra docenti e discenti;
  • coinvolgere i partecipanti a trovare soluzioni a problemi clinico-assistenziali, possibilimente dagli stessi formulati (problem-based learning attraverso l'applicazione del metodo EBM);
  • evitare di infondere, attraverso letture magistrali, un numero eccessivo di nozioni perché scarsamente ritenute dai partecipanti e destinate, per natura delle scienze mediche, a rapida obsolescenza;
  • fornire l'opportunità di mettere in pratica le conoscenze e le competenze acquisite (learning by doing);
  • fornire strumenti per il self-direct and lifelong learning (formalmente l'EBM);
  • "rinforzare" adeguatamente l'attività educazionale con altre strategie in grado di modificare i comportamenti professionali.


Il GIMBE è molto attivo nella formazione residenziale degli operatori sanitari. Che tipo di iniziative promuove?


Nel corso di questi anni abbiamo offerto agli operatori del SSN numerosi eventi residenziali aventi per denominatore comune l'EBM/EBHC; questo a vari livelli di approfondimento (corsi base, corsi avanzati, master), destinati a diverse tipologie di professionisti (decisori della sanità, medici ospedalieri, medici di medicina generale, farmacisti, infermieri, etc). Per le Aziende Sanitarie, invece, realizziamo progetti di formazione-intervento, dove alla fase formativa segue l'implementazione degli strumenti dell'EBM/EBHC nell'organizzazione-erogazione di servizi e prestazioni sanitarie. Cito tra tutti il progetto realizzato nella provincia di Reggio Emilia, premiato anche al Forum PA 2002. Ovviamente, tutte le nostre iniziative vengono pianificate e condotte seguendo scrupolosamente le metodologie didattiche sopra descritte.

Quale può essere il futuro dell'EBM?

L'EBM ha già superato il primo decennio di vita, ma in Italia ha avuto una penetrazione culturale, professionale e politica molto frammentaria e disorganizzata, sia perché supportata dalle Istituzioni solo "a corrente alternata", sia perché i professionisti l'hanno spesso utilizzata in maniera opportunistica.
La mia impressione è che a festeggiare il secondo decennio dell'EBM saranno solo i sistemi sanitari che si stanno impegnando a:

  • legittimare l'EBM quale metodo ideale per integrare pratica clinica e formazione permanente;
  • produrre ricerca indipendente per riempire le aree grigie alle quali non è interessato il monopolio dell'industria farmaceutica e tecnologica;
  • governare l'informazione ai cittadini sull'efficacia degli interventi sanitari;
  • far rientrare esplicitamente la metodologia dell'EBM/EBHC nei meccanismi di finanziamento di servizi e prestazioni sanitarie.

A proposito della Conferenza di settembre sull'EBHC, rispetto ai temi trattati: quali potrebbero essere i professionisti maggiormente interessati?

In generale, dovrebbero essere "addetti ai lavori" impegnati nell'insegnamento dell''EBM/EBHC e/o nella sua implementazione a livello di servizi sanitari.
Tengo a precisare che l'iscrizione all'evento è subordinata alla presentazione di almeno un contributo scientifico e che, trattandosi di un evento collaborativo internazionale, il numero di posti riservati ai partecipanti italiani è limitato.

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