L'anziano fragile
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| Come il nostro
sistema sanitario affronta la delicata questione della cura dell'anziano? |
In modo del tutto inadeguato, se ci riferiamo al cosiddetto "anziano
fragile", che è il tipico paziente geriatrico. Un soggetto
affetto da due, tre o più patologie croniche, spesso incurabili
e ad andamento progressivo, in situazioni di disagio socio-ambientale
o psico-cognitivo. In un contesto del genere non è possibile
applicare i criteri della medicina tradizionale basati sul percorso
diagnosi-terapia-guarigione. Di fronte alla riacutizzazione di una
malattia cronica o all'insorgenza di una patologia acuta, è
necessario un intervento intensivo che tenda a contrastare l'evento
acuto insieme alle sue possibili conseguenze invalidanti che possono
condurre alla compromissione o alla perdita dell'autonomia. |
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In che modo?
L'anziano fragile ha vari bisogni che vanno soddisfatti da una rete assistenziale
completamente diversa dall'attuale, che era stata ben delineata (ma mai
compiutamente realizzata) nel progetto Obiettivo Tutela della Salute degli
Anziani (del 1992, effettivo nel 1994). Questa prevede una risposta differenziata
ai bisogni di cura dell'anziano. Dall'ospedale per acuti (dotato di una
divisione di geriatria dove ci siano professionalità adeguate)
al day hospital geriatrico, dall'ambulatorio di geriatria ai servizi territoriali
quali: l'assistenza domiciliare integrata, l'ospedalizzazione a domicilio
e le residenze sanitarie assistenziali - luoghi dove l'anziano dovrebbe
essere sottoposto ad un'intensiva riabilitazione.
Quali sono i passi da compiere per una cultura
geriatrico-gerontologica fondata su un concetto di assistenza globale
dell'anziano?
Una delle più importanti rivoluzioni del XX secolo è l'invecchiamento
demografico, che ha determinato un marcato incremento di malattie croniche
e disabilitanti che spesso portano alla riduzione o alla perdita dell'autonomia
dell'anziano. Mostrando di ignorare questi cambiamenti epidemiologici
e demografici, l'insegnamento della medicina in questi ultimi 50
anni ha continuato ad occuparsi del paziente giovane-adulto ricoverato
nell'ospedale per acuti, trascurando questioni più complesse
quali la conservazione e il miglioramento dell'autonomia funzionale
del paziente anziano. A questo approccio si contrappone la gerontologia,
disciplina che studia i molteplici aspetti dell'invecchiamento ed
è una premessa indispensabile alla geriatria. Questa, più
specialistica, pone al centro del suo operare un intervento globale, bio-psico-sociale,
teso alla lotta alla disabilità dell'anziano, con l'intento
di prevenirla quando è incombente e annullarla o ridurne la gravità
quando già è presente.
L'approccio della geriatria
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Come
opera la geriatria?
La geriatria ha introdotto un approccio metodologico diverso. Mentre
nel paziente affetto da una sola malattia l'atto medico è finalizzato
alla guarigione attraverso un momento diagnostico (centrato sulla
malattia) ed uno terapeutico, nei confronti del paziente anziano un
approccio del genere non è più sufficiente. Anche la
guarigione da un evento acuto non gli consente di superare il proprio
stato di malato che gli deriva dall'essere portatore d'altre malattie
croniche per lo più ad andamento progressivo, spesso associate
ad un decadimento psico-cognitivo e a situazioni socio-ambientali
sfavorevoli. |
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| In questa situazione è indispensabile
una valutazione multidimensionale (VMD - Multidimensional Geriatric
Assessment degli autori di lingua inglese) condotta da un'équipe
che sia in grado di spiegare i vari bisogni dell'anziano e di proporre
un piano di intervento integrato socio-sanitario. La VMD è
uno strumento tecnologico utilizzato abitualmente dalle unità
valutative geriatriche (UGV). E' indispensabile, quindi, che s'instauri
una cultura geriatrico-gerontologica se vogliamo che il nostro mondo
non sia sempre più invaso da anziani cronici che comportano,
oltre alle spese sanitarie notevoli, pesanti interrogativi etici.
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Un approccio che punta al benessere della persona?
Lo stato di salute è determinato contemporaneamente da tre domini:
la salute fisica, il benessere socio-ambientale e quello psico-affettivo.
Domini che concorrono diversamente a determinare, secondo l'OMS, la nuova
definizione di salute intesa come benessere bio-psico-sociale. E' evidente
che l'intervento sull'anziano deve muoversi in queste tre direzioni contemporaneamente
e la VMD nasce con questo obiettivo di intervento globale. Si tratta di
una metodologia che ha già dato dei grossi risultati in vari studi
internazionali (Cohen
et al., Landefeld
et al.). Il primo ad averla applicata è stato Rubenstein
- all'inizio degli anni '80 - mostrando una riduzione di mortalità
per malattie cardiovascolari, ricoveri in lungodegenza o in RSA e perdita
dell'autonomia.
Qualcosa sembra cambiare…
Al momento, la rivoluzione nella medicina geriatrica è di tentare
un intervento olistico sulla persona anziana e non sul malato. Anche se
la maggior parte dei medici continua ad utilizzare un approccio di tipo
"tecnicistico", orientato sulla malattia più che sul
malato. Accanto ci sono segnali positivi: gli acronimi VMD e UVG sono
entrati nel vocabolario dei medici, mentre politici e amministratori mostrano
un interesse crescente per le metodologie ed i successi ottenuti dalla
geriatria in questi ultimi anni. Questa ha dimostrato che si può
razionalizzare l'assistenza all'anziano senza razionarla:
offrire risposte ai loro bisogni socio-assistenziali che non siano semplicemente
rappresentate dal ricovero. Io credo, ad esempio, che l'applicazione
dell'assistenza domiciliare integrata e dell'ospedalizzazione
a domicilio possa essere un modo per invertire la tendenza e ridurre il
numero dei non autonomi.
Combattere la cronicizzazione
Sembra che la "tendenza alla cronicizzazione"
dipenda anche da un approccio terapeutico sbagliato?
Il 40% delle persone che si rivolgono al pronto soccorso ha oltre i 65
anni – rappresenta il 19% circa della popolazione totale - e consuma
il 60% delle giornate di degenza ospedaliera, con aggravi economici sicuramente
rilevanti. Un problema gravissimo se si pensa che il ricovero in strutture
non adeguate culturalmente né preparate metodologicamente ad assistere
l'anziano si risolve spesso in una perdita di autonomia del paziente.
E questo perché, nell'approccio farmacologico, non si tiene
sufficientemente conto della scarsa riserva funzionale dell'anziano,
delle sue ridotte capacità omeostatiche e della insufficienza di
molti organi ed apparati deputati al metabolismo ed all'eliminazione
dei farmaci. Oltretutto c'è un ricorso ingiustificato all'allettamento
e al posizionamento di un catetere vescicale, che rappresentano degli
importanti fattori di rischio per la perdita dell'autonomia. Un
fenomeno ben descritto dall'immagine degli ospedali come "fabbriche
di cronici". E' indispensabile contrastare le situazioni cliniche
a rischio, le patologie osteoarticolari, cardiovascolari e psico-cognitive:
le principali determinanti della cronicizzazione. Attraverso opportune
campagne di prevenzione è possibile ridurre l'impatto di
queste situazioni patologiche e ridurre il numero di anziani cronici almeno
del 30%.
E la situazione italiana?
In Italia, pur esistendo una valutazione geriatrica multidimensionale
in quasi tutte le unità di geriatria, manca una rete integrata
di servizi che permetta una continuità assistenziale adeguata a
seguito della valutazione. Una volta dimesso, l'anziano ritorna
nella "giungla", mentre dovrebbe essere l'unità
operativa di geriatria ospedaliera o quella territoriale (come accade
in alcune regioni italiane) a fornire assistenza al paziente attraverso
un'opportuna rete integrata di servizi.
Un'utopia non realizzabile…
Tutt'altro, noi stessi abbiamo avuto l'opportunità di creare una
rete di servizi composta dall'unità operativa di geriatria dell'ospedale
israelitico, dal day hospital e dall'assistenza domiciliare integrata.
Quest'ultima, in particolare, si avvale di una équipe multidisciplinare
che è in grado di soddisfare sia i bisogni sociali sia sanitari
della persona anziana. Un tentativo che ha dato dei risultati clamorosi
in termini di miglioramento funzionale riscontrato con le scale Valutative
Activity of Daily Living (ADL)
e Instrumental Activity of Daily Living (IADL): sia per il recupero
dell'autonomia che delle funzioni psico-cognitive.
Si tratta di un progetto sperimentale di assistenza domiciliare integrata
nel territorio di una Asl romana, riservato a cinquanta pazienti al giorno,
attraverso cui vengono seguiti pazienti a rischio di perdere, o che hanno
perso, l'autonomia. L'équipe - costituita dalle varie figure professionali
quali medici, psicologi, assistenti sociali, terapisti della riabilitazione
e operatori domiciliari - collabora riunendosi settimanalmente per discutere
il caso singolo e tracciare un programma comune per il recupero funzionale
della persona. C'è anche un centro d'ascolto cui il soggetto può
telefonare, esprimendo le sue esigenze e i suoi bisogni; tutti gli operatori
su territorio sono collegati con telefonini e pronti a prestare aiuto
o soccorso immediato. Ma si tratta, purtroppo, di uno dei pochi esempi
italiani.
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