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Si è svolto presso l'Istituto Superiore di Sanità il 17
maggio il seminario dedicato alla discussione dei temi riguardanti l'indipendenza
della ricerca biomedica, non soltanto finanziata dall'industria farmaceutica,
ma da essa influenzata e guidata.
Alessandro Liberati (Università di Modena e Reggio Emilia,
Centro Cochrane Italiano)
si riferisce alla questione parlando di Evidence Biased Medicine:
una medicina che dovrebbe essere basata sulle evidenze, quindi più
obiettiva, subisce, invece, pressioni e influenze costanti da parte degli
sponsor che la finanziano. Ma, fortunatamente, i toni della prima iniziativa
del Coordinamento per l'Integrità della Ricerca Biomedica
(CIRB) sono lucidi e
pacati. Il problema del conflitto d'interessi è posto al centro
di un dibattito a più voci che inquadra la questione nei suoi molteplici
aspetti; Alberto Malliani (Università di Milano, Presidente
SIMI), ad esempio, sottolinea non solo le colpe dell'industria ma anche
i rischi di un ricatto di matrice accademica, che fornisce ulteriori motivi
ai ricercatori per cedere a pressioni che oltre a offrire vantaggi economici,
garantiscono la possibilità di pubblicare.
Dopo una panoramica iniziale di Marco Bobbio (Azienda Ospedaliera
Molinette, Torino), che proietta il problema dei conflitti d'interessi
in un panorama più ampio, sottolineando la molteplicità
degli interessi in competizione che interferiscono con il lavoro del ricercatore
fondandolo su bias di partenza, si procede con l'intervento di Harold
Sox (Direttore degli Annals
of Internal Medicine). Sox, rivisitando la famosa Rashomon Tale,
motiva la pubblicazione dell'editoriale congiunto del settembre 2001 che
ha ispirato il successivo appello italiano, la nascita del CIRB e l'iniziativa
all'ISS.
Disclosure dei dati
Uno degli elementi che caratterizzano il rapporto economico tra l'industria
e la ricerca medica, è proprio il potere decisionale della prima
sul destino della pubblicazione dei dati degli studi, nel senso che le
ricerche che portano dati negativi non vengono pubblicate. Ne consegue,
ad esempio, che le revisioni sistematiche e le metanalisi non ne possono
tenere conto. Tutti i dati disponibili, quindi anche quelli negativi,
dovrebbero essere sempre accessibili e consultabili da ricercatori e medici:
sarebbe opportuno rendere trasparente l'accesso a tutti i dati.
A questo proposito il calzante l'intervento di Ubaldo Montaguti,
dirigente dell'Azienda Ospedaliera di Ferrara, ricorda l'esistenza di
una la clausola sulla proprietà dei dati nei contratti di ricerca
che generalmente vincola l'esclusiva alle industrie (ponendo nelle loro
mani il destino della pubblicazione), mentre questi dovrebbero essere
di proprietà comune con i ricercatori. Ci tiene, però, a
specificare che - nella sua esperienza - molto spesso gli sponsor non
hanno avuto problemi nel modificare, se richiesto, gli accordi inizialmente
proposti.
L'iniziativa sulla trasparenza totale dei dati sembra acquistare una reale
consistenza con l'intervento di Nello Martini (Direzione Generale
per la Valutazione dei Medicinali e la Farmacovigilanza, Ministero della
Salute) che evidenzia come sia "necessario abbinare ai codici che
regolino trasparenza, indipendenza e integrità dei principi, una
modalità che garantisca la trasparenza della prassi e dei processi
regolatori istituzionali". Con l'intento di fornire un contributo
ad un dibattito che medi principi e prassi, dichiara chiusa la fase iniziale
di sperimentazione per l'implementazione qualitativa dei dati dell'Osservatorio
sulla Sperimentazione Clinica condotta in Italia.
Nel progetto confluiscono attualmente i 226 comitati etici, gli sponsor
pubblici e privati e, soprattutto, i dati di tutte le sperimentazioni
approvate e non approvate. L'Osservatorio, rilevando i dati e organizzandoli
in tabelle per la consultazione, può costituirsi come una rete
culturale d'accesso per la valutazione della trasparenza dei risultati.
In esso confluiscono i diversi punti di vista sulla sperimentazione clinica:
ricercatori, sponsor pubblici e privati, comitati etici, creando, così,
le condizioni per la disclosure e la valutazione dei dati.
Uno strumento che legherebbe, quindi, i Princìpi Teorici alla Prassi
della sperimentazione clinica, fornendo un quadro complessivo della ricerca
italiana e un contesto dove proseguire questo fertile dibattito. Dichiarata
conclusa una fase, Martini annuncia per il mese di luglio una conferenza
nazionale che aprirà una nuova fase di accessibilità ai
dati implementati: momento in cui sarebbe opportuno che gli elementi collegati
dall'osservatorio collaborassero tra di loro. Sembra un buon contesto
per l'accettazione di principi condivisi sulla pubblicazione dei dati
e sull'assunzione di responsabilità su questi che garantiscano
maggiore obiettività e indipendenza per la ricerca.
Una politica di disclosure che sembra condivisa anche dalle aziende farmaceutiche
(anche se, come ha ricordato Montaguti, c'è bisogno di volta in
volta di sollecitare l'industria sulla questione) stando al portavoce
presente per Farmindustria. Giuseppe Caruso, infatti, dopo una
infelice giustificazione per la mancata pubblicazione dei risultati negativi
a causa dei costi elevati delle pubblicazioni in genere, ricorda che l'azienda
è sempre tenuta a redigere un report, consegnandolo agli sperimentatori,
ai comitati etici di competenza e all'osservatorio. Ci sarebbe, quindi,
comunque la possibilità, al di là della loro pubblicazione,
di analizzare tutte le informazione sulle ricerche in atto.
Un cenno agli interventi di Carlo Perucci e di Lorenzo Tomatis
(Presidente dell'International Scientific Committee, ISDE) che
allargano il raggio d'azione, sottolineando rispettivamente, la necessità
di estendere questi principi, di trasparenza totale dei dati, alla ricerca
valutativa ed eziologica e, non da ultima, a quella di laboratorio. Perucci,
inoltre, da ex responsabile dell'Agenzia di Sanità Pubblica del
Lazio, coglie l'occasione per ricordare la potenziale esistenza di conflitti
d'interessi anche nelle attività di agenzie o enti governativi,
istituzioni pubbliche e società scientifiche. Ad argomentazione
della sua tesi menziona le indagini sugli effetti delle onde elettromagnetiche
di Radio Vaticana sulla popolazione di Cesano e la ricerca sulla qualità
dei centri di cardiochirurgia in Italia. In entrambi i casi, è
esplicito che esistono fattori con un "pesante" potere di influenza
sulle ricerche, quindi è opportuno soffermarsi con attenzione e
scrupolosità sui dati e sui metodi con cui sono portate avanti
le ricerche nonché sull'eventuale possibilità che questi
dati vengano occultati o manipolati.
I progetti
Oltre a prendere coscienza degli interessi economici su cui si fonda il
rapporto industria-ricerca, è interessante sottolineare i progetti
futuri del coordinamento. Si tratta di un programma
di indagini conoscitive, incentrate sui conflitti d'interesse e sulla
realtà italiana, rivolte a:
- società scientifiche e gruppi collaborativi di ricerca
- comitati etici
- operatori della comunicazione e dell'informazione in sanità
- direttori generali di aziende sanitarie.
Tra queste, a seminario concluso, l'iniziativa - parte dell'indagine rivolta
ai comitati etici - per ribadire l'utilità di un accesso alle banche
dati internazionali (contenenti informazioni su tutti i trial e le revisioni
sistematiche) sembra essere sostanziale e ben articolata: speriamo che
il sole e la bella stagione non siano buone scuse per rimandare oltre
l'appuntamento.
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