Post-fazione al forum sul "Conflitto d'interessi"
Luca De Fiore (Direttore del Pensiero Scientifico Editore) e Norina W. Di Blasio (Redazione di Va' Pensiero)



Al dibattito sul tema del conflitto di interessi in medicina ospitato sui numeri 77 e 78 di Va' Pensiero hanno partecipato autorevoli clinici e ricercatori; ci sembra che l'esito del confronto rispecchi l'articolazione e la complessità della questione, che hanno origine, se vogliamo, nella difficoltà stessa di definire il termine.

Già nel 1990, l'American Association of Medical Colleges aveva proposto una descrizione che considerava sia la natura del conflitto di interesse (CdI) [in altre parole, il suo essere reale, solo sospettato o potenziale], sia la molteplicità delle parti in causa (1). Nel corso del decennio successivo molti altri autori ed istituzioni hanno affrontato il problema a partire dalla sua definizione (2).

A questo proposito non è superfluo segnalare come, negli Stati Uniti, in molti tengano a distinguere CdI e conflict of committment, locuzione che sta ad indicare le "competing demands on a person's time" così frequenti in ambito medico. Anche di queste sarebbe utile ed attuale parlare.

Oltre a quanti sono direttamente intervenuti con il loro parere nella nostra discussione, altri hanno voluto offrirci indicazioni utili per approfondire:

  • Giuseppe Traversa, del Laboratorio di Epidemiologia e Biostatistica dell'Istituto Superiore di Sanità, ha segnalato due interessanti contributi pubblicati sulla rivista Epidemiologia e prevenzione (Declich S, Morosini P, Rosmini F, Traversa G. Proposta di linee guida per una buona pratica epidemiologica; Lattanzi A, Morosini P, Traversa G. La questione dell'autorship e proliferazione dei lavori scientifici Epidemiol Prev 2001; 25: 206-9; 210-14).

  • Alessandro Liberati, direttore della sezione italiana della Cochrane Collaboration, invita a partecipare alla giornata di studio che si terrà a Roma, il 17 maggio, presso l'Istituto Superiore di Sanità.


L'appello
italiano

Un gruppo di società scientifiche italiane, assieme ai direttori di riviste mediche, raccoglie la sollecitazione dell'editoriale congiunto del settembre 2001 uscito contemporaneamente sulle riviste biomediche dell'International Committee of Medical Journals Editors. In questo, richiamata l'attenzione sulla perdita di rilevanza clinica e d'indipendenza della ricerca biomedica, viene dato un particolare rilievo ai conflitti d'interesse attraverso un invito in difesa della trasparenza nella pianificazione, conduzione e divulgazione dei risultati della ricerca.

L'appello dell'editoriale è stato raccolto da alcune società scientifiche italiane e direttori di riviste: Associazione Italiana di Epidemiologia, Associazione Italiana di Oncologia Medica, Centro Cochrane Italiano, editore Zadig, Federazione Italiana di Cardiologia, Società Italiana di Cardiologia, Società Italiana di Ematologia e la Società Italiana di Medicina Interna. La formulazione nostrana, titolando Per la trasparenza e l'indipendenza scientifica della ricerca clinica e di sanità pubblica, si sviluppa con l'obiettivo di rendere affidabili e credibili gli studi clinici condotti in Italia; l'appello cerca di coinvolgere le società scientifiche, i direttori generali delle aziende sanitarie ed ospedaliere e i comitati etici locali.


L'incontro


Questa iniziativa italiana in difesa dell'eticità scientifica si concretizza in un primo appuntamento il 17 maggio 2002 presso l'Istituto Superiore di Sanità (ISS) in collaborazione con il Coordinamento per l'Integrità della Ricerca Biomedica (CIRB). L'iniziativa organizzata dall'ISS e dal CIRB prende la forma di un seminario: "Difendere l'integrità della ricerca biomedica: un dovere della professione medica" che ha l'obiettivo di presentare e definire i motivi di questo movimento d'informazione cercando di progettare le iniziative future.

In esito a questo incontro, Va' Pensiero tornerà sull'argomento, cercando di dar voce ad altre tra le parti in causa, come le associazioni di consumatori [che brutta parola…], i giornalisti scientifici e le industrie farmaceutiche.

Sembrano ormai sufficientemente chiari i termini della questione. È il momento di valutare la praticabilità dei possibili correttivi; la disclosure editoriale e l'intervento regolatorio discussi su Va' Pensiero sono solo due tra gli interventi ipotizzabili.

L'economista Alan Maynard, in un saggio d'imminente pubblicazione sulla rivista Politiche sanitarie, ne propone altri:

  • alcuni già considerati, come la proibizione alle aziende farmaceutiche di vietare ai ricercatori la pubblicazione dei risultati dei trial, se negativi;
  • altri più "originali", come ad esempio la creazione di una sorta di registro delle équipe di ricerca, ciascuna classificata secondo affidabilità ed indipendenza culturale.

Norme più stringenti potrebbero infine regolare l'edizione delle pubblicazioni di argomento medico-sanitario. Sulle riviste ci sono ancora troppi "redazionali" non firmati, esiti di week-end in località amene o semplici cortesie in cambio di pagine pubblicitarie; troppe inserzioni promozionali di prodotti manifestamente inefficaci, anche su periodici teoricamente "evidence-based".



  1. "The term conflict of interest in science refers to situation in which financial or other personal considerations may compromise, or have the appearance of compromising,, and investigator's professional judgement in conducting or reporting research. The bias such conflicts may conceivably impart affects not only collection, analysis and interpretation of data, but also the hiring of staff, procurement of materials, sharing of results, choice of protocol, and use of statistical methods. Conflicts of interest can affect other scholarly duties as well, but are particularly important to consider in biomedical and behavioral research because of impact such conflicts can have on human health" (AAMC. Guidelines for dealing with faculty conflicts of commitment and conflict of interest in research. Academic Medicine 1990;65:488-96).

  2. "In the peer review publishing arena… the "position of trust" is that of author, reviewer,…or editor. The "private interest" can be financial, professional, academic, ethical, and even political. The "official responsibilities" comprise the author reporting results of scientific research and/or medical practices, reviewers assessing the quality and relevance of that report,… and the editor-in-chief making decisions on journal policy and acceptance and rejection of reports, editorials, letters, and reviews" (Welch SJ. Conflict of interest and financial disclosure: Judge the science, not the author. Chest 1997;112:865).

 

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