| La ricerca alterata. I conflitti di interesse nella conduzione degli studi e nella pubblicazione dei risultati | ||||
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Dal Convegno L'integrità della ricerca biomedica nell'era della Evidence-based Health Care. Tutta la documentazione della conferenza è disponibile all'indirizzo http://www.gimbe.org/rizzoli |
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La tavola rotonda organizzata nell'ambito del Convegno L'integrità della ricerca biomedica nell'era della Evidence-based Health Care - promosso dal GIMBE in collaborazione con gli Istituti Ortopedici Rizzoli e patrocinato dal Centro Cochrane Italiano - condotta da Nino Cartabellotta e Danilo Di Diodoro, ha sollecitato l'industria farmaceutica (rappresentata da Stefano Bonato - Regulatory Affairs Manager di Bayer Spa - e Giuseppe Recchia - direttore medico di GlaxoSmithKline) ad un maggiore impegno nella ricerca volta a provare la superiore efficacia delle nuove molecole, trascurando le sperimentazioni finalizzate a dimostrare pari validità dei prodotti di recente introduzione rispetto a quelli già disponibili. Accanto ai bias di commissionamento
è stata sottolineata da Alessandro Liberati - del Centro Cochrane
Italiano - e da Ubaldo Montaguti - direttore generale dell'Arcispedale
Sant'Anna di Ferrara - la sistematica tendenza a non pubblicare la ricerca
con risultati negativi (bias di pubblicazione), con il risultato di alterare
l'esito delle revisioni sistematiche sovrastimando l'efficacia di molti
interventi sanitari. A questo riguardo, Bonato e Recchia hanno ricordato
come l'Osservatorio del Ministero della Salute consenta comunque l'accesso
ai dati delle sperimentazioni non pubblicate ed hanno assunto l'impegno
a non ostacolare in alcun modo la pubblicazione di risultati negativi
di clinical trials sponsorizzati dalle aziende da loro rappresentate.
Nino Cartabellotta, riprendendo i dati emersi dallo studio di Giovanni Fava (Which are the leading countries in clinical medicine research? A citation analysis, 1981-1998. Psychother Psychosom 2001 Nov-Dec;70:283-7) ha documentato che la presenza italiana sulle riviste indicizzate è tutt'altro che trascurabile. Tuttavia, la crescita della visibilità degli autori italiani non si è accompagnata ad un parallelo incremento della percentuale delle sperimentazioni cliniche condotte nel nostro Paese. Come si pongono gli editori
italiani rispetto ai bias di pubblicazione e, soprattutto, ai conflitti
tra gli interessi degli sponsor e della comunità medico-scientifica?
Margherita Fronte, dell'Agenzia giornalistica Zadig, ha lamentato l'invadenza
di molte industrie, pronte ad offrire ai giornalisti medici lussuosi soggiorni
all'estero in occasione di congressi o convention promozionali. Perché
non approfittare di questa occasione, ha proposto Luca De Fiore - direttore
della casa editrice Il Pensiero Scientifico Editore - per definire regole
di trasparenza condivise da editori, autori e industria e proporre al
Ministero della Salute di farle proprie? Gli editori potrebbero astenersi
dall'ospitare sulle proprie riviste redazionali pubblicitari non firmati,
quasi sempre ingannevolmente impaginati accanto alle rubriche "ordinarie"
dei periodici. Allo stesso modo, potrebbero esercitare un controllo di
merito sui contenuti delle pagine pubblicitarie, respingendo quelle riguardanti
prodotti di efficacia dubbia o non documentata. Dal suo canto, il Dipartimento
di Valutazione dei Medicinali del Ministero della Salute potrebbe non
autorizzare la distribuzione al medico di articoli non firmati, estratti
da riviste non indicizzate sui repertori internazionali o privi di esplicitazione
di eventuali conflitti di interesse. |
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