La ricerca alterata. I conflitti di interesse nella conduzione degli studi e nella pubblicazione dei risultati

Dal Convegno L'integrità della ricerca biomedica nell'era della Evidence-based Health Care. Tutta la documentazione della conferenza è disponibile all'indirizzo http://www.gimbe.org/rizzoli


Nel pomeriggio di venerdì 23 novembre 2001, nell'Aula magna degli Istituti Ortopedici Rizzoli, sono state discusse ed approfondite alcune importanti questioni che, oltre a condizionare la pianificazione e lo svolgimento ricerca medica, possono alterare in maniera significativa la pubblicazione dei risultati e la comunicazione tra industria farmaceutica ed operatori della Sanità.

La tavola rotonda organizzata nell'ambito del Convegno L'integrità della ricerca biomedica nell'era della Evidence-based Health Care - promosso dal GIMBE in collaborazione con gli Istituti Ortopedici Rizzoli e patrocinato dal Centro Cochrane Italiano - condotta da Nino Cartabellotta e Danilo Di Diodoro, ha sollecitato l'industria farmaceutica (rappresentata da Stefano Bonato - Regulatory Affairs Manager di Bayer Spa - e Giuseppe Recchia - direttore medico di GlaxoSmithKline) ad un maggiore impegno nella ricerca volta a provare la superiore efficacia delle nuove molecole, trascurando le sperimentazioni finalizzate a dimostrare pari validità dei prodotti di recente introduzione rispetto a quelli già disponibili.

Accanto ai bias di commissionamento è stata sottolineata da Alessandro Liberati - del Centro Cochrane Italiano - e da Ubaldo Montaguti - direttore generale dell'Arcispedale Sant'Anna di Ferrara - la sistematica tendenza a non pubblicare la ricerca con risultati negativi (bias di pubblicazione), con il risultato di alterare l'esito delle revisioni sistematiche sovrastimando l'efficacia di molti interventi sanitari. A questo riguardo, Bonato e Recchia hanno ricordato come l'Osservatorio del Ministero della Salute consenta comunque l'accesso ai dati delle sperimentazioni non pubblicate ed hanno assunto l'impegno a non ostacolare in alcun modo la pubblicazione di risultati negativi di clinical trials sponsorizzati dalle aziende da loro rappresentate.
Nel corso del dibattito è stata più volte lamentata l'assenza di rappresentanti del Ministero della Salute, istituzione che elettivamente dovrebbe svolgere il ruolo di supporter della ricerca clinica indipendente, mentre il ruolo degli Istituti Scientifici di Ricovero e Cura è stato invece illustrato puntualmente dal dott. Aldo Toni, degli Istituti Ortopedici Rizzoli.

Nino Cartabellotta, riprendendo i dati emersi dallo studio di Giovanni Fava (Which are the leading countries in clinical medicine research? A citation analysis, 1981-1998. Psychother Psychosom 2001 Nov-Dec;70:283-7) ha documentato che la presenza italiana sulle riviste indicizzate è tutt'altro che trascurabile. Tuttavia, la crescita della visibilità degli autori italiani non si è accompagnata ad un parallelo incremento della percentuale delle sperimentazioni cliniche condotte nel nostro Paese.

Come si pongono gli editori italiani rispetto ai bias di pubblicazione e, soprattutto, ai conflitti tra gli interessi degli sponsor e della comunità medico-scientifica? Margherita Fronte, dell'Agenzia giornalistica Zadig, ha lamentato l'invadenza di molte industrie, pronte ad offrire ai giornalisti medici lussuosi soggiorni all'estero in occasione di congressi o convention promozionali. Perché non approfittare di questa occasione, ha proposto Luca De Fiore - direttore della casa editrice Il Pensiero Scientifico Editore - per definire regole di trasparenza condivise da editori, autori e industria e proporre al Ministero della Salute di farle proprie? Gli editori potrebbero astenersi dall'ospitare sulle proprie riviste redazionali pubblicitari non firmati, quasi sempre ingannevolmente impaginati accanto alle rubriche "ordinarie" dei periodici. Allo stesso modo, potrebbero esercitare un controllo di merito sui contenuti delle pagine pubblicitarie, respingendo quelle riguardanti prodotti di efficacia dubbia o non documentata. Dal suo canto, il Dipartimento di Valutazione dei Medicinali del Ministero della Salute potrebbe non autorizzare la distribuzione al medico di articoli non firmati, estratti da riviste non indicizzate sui repertori internazionali o privi di esplicitazione di eventuali conflitti di interesse.

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