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Le recente approvazione al Senato della legge sulla fecondazione
assistita ha proposto alla ribalta dell'opinione pubblica un tema ad alto
impatto
emotivo e psicologico e ha richiamato l'attenzione sull'effetto che
le innovazioni tecnologiche hanno sulla psicologia degli individui.
I cambiamenti intervenuti nell'area del concepimento nell'arco dell'ultima generazione
ci costringono a ripensare l'evento della nascita secondo modalità impensabili
fino a pochi decenni fa.
La separazione della sessualità dalla fecondazione (attraverso i contraccettivi
prima, con la fecondazione assistita poi) ha interrotto la linearità della
catena generativa, violando le Colonne d'Ercole di fronte alle quali il desiderio
e la possibilità di maternità e paternità si erano tradizionalmente
fermati.
La generazione sganciata dalla sessualità e fecondità diventa un
evento esterno affidato all'istituzione medica.
I nostri tradizionali schemi di riferimento in merito alla nascita della vita,
alla malattia, alla morte risultano alterati. Anche i confini personali e l'aggancio
all'origine sono ridisegnati attraverso l'intervento e l'investimento di altre
figure e la presenza di terzi (per esempio: l'équipe medica, il donatore,
la donatrice, l'utero in affitto).
Le nuove opportunità aperte dalle tecniche di procreazione assistita,
se da un lato hanno allargato e continuano ad allargare l'ambito delle possibilità terapeutiche,
dall'altro si configurano esse stesse come metodologie riproduttive alternative.
Ciò può ingenerare angosce profonde, alle quali, qualora non siano
riconosciute, si tende a rispondere con il rigetto e il rifiuto del nuovo.
Gli sviluppi delle biotecnologie danno corpo e realizzazione concreta ai fantasmi
e alle fantasie, che hanno accompagnato l'evoluzione dell'uomo e che sono alla
base delle sue costruzioni mitologiche, in particolare alla fantasia di infrangere
i limiti impostigli dalla sessualità e dalla morte.
Esiste dunque un problema di mutamenti introdotti dalle biotecnologie dell'arco
degli ultimi 25/30 anni che tocca in maniera radicale i termini delle relazioni
a cui eravamo abituati, sia delle relazioni con noi stessi e con il nostro corpo,
sia delle relazioni con gli altri. La pervasività delle ricadute tecnologiche
non risparmia la vita psicologica e affettiva degli individui, che di queste
tecnologie sono contemporaneamente oggetti e soggetti.
Da un po' di tempo si è incominciato a considerare la complessità delle
dinamiche emotive e psicologiche che tutto ciò suscita, nonché le
conseguenze di ciò sul nostro modo di concepirci e di concepire le relazioni.
Si tratta, in definitiva, di riconoscere che è il tipo di relazione di
filiazione e parentale che sta cambiando e di riconoscere l'impatto emotivo che
innovazioni di tale portata hanno sull'individuo umano e sullo stesso concetto
di persona.
All'ampliarsi e al complicarsi delle tecniche a disposizione corrisponde una
sempre più diffusa consapevolezza della necessità di un concomitante
sussidio psicologico per quanto riguarda i pazienti impegnati in queste procedure.
Al prezzo degli esiti e alla possibilità di integrare una ridefinizione
della nostra identità biologica contribuirà, infatti, la nostra
capacità di elaborare e aiutare ad elaborare questi cambiamenti che rappresentano
prima di tutto un ampliamento e un incremento di complessità.
Dalla presentazione della monografia "Nascere
nell'era delle biotecnologie".
L'incontro si è svolto
giovedì 13
maggio 2004, presso la Fondazione Adriano Olivetti, con il patrocinio
de Il Pensiero Scientifico Editore e Richard
e Piggle. Studi psicoanalitici del bambino e dell’adolescente.
Alla serata, coordinata dalla dottoressa Paola Marion (psicoanalista),
erano presenti la professoressa Isabella Coghi (ginecologa), il professor
Sebastiano Maffettone (bioetico) e la professoressa Malde Vigneri
(psicoanalista).
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| L’argomento è ampliamente
trattato in uno speciale estratto della rivista Richard
e Piggle. Chi fosse interessato ad acquistare il fascicolo al prezzo
di € 12,00 può telefonare al numero
verde 800.259620. |
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