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Lancet e la carta della professionalità
Lancet
ha appena pubblicato, simultaneamente agli Annals
of Internal Medicine, una "Carta per la professionalità
medica" (Charter
on medical professionalism), una sorta di codice deontologico per
i medici di tutto il mondo, stilato da 15 esperti statunitensi ed europei.
Il documento si compone di due parti: tre "principi fondamentali"
e dieci "impegni" divisi per ambito. Il penultimo impegno è
degno di una particolare attenzione per la sua attualità: l'oggetto
in relazione al quale i medici si assumono un impegno di professionalità
è il potenziale conflitto d'interessi che nasce tra gli autori
di linee-guida (a causa dei finanziamenti da parte delle aziende farmaceutiche).
L'impegno in questione rileva che "i medici hanno l'obbligo di riconoscere,
rivelare al pubblico e gestire i conflitti d'interesse che insorgono durante
i loro doveri professionali e le loro attività."
JAMA e i conflitti d'interesse
A questo proposito, sembra doveroso segnalare lo studio
pubblicato su JAMA che offre i risultati di un'importante
ricerca svolta da Choudhry e colleghi proprio sull'intensificazione dei
rapporti tra gli autori delle linee-guida di pratica clinica e l'industria
farmaceutica. L'obiettivo degli studiosi è di esplicitare e quantificare
l'estensione e la natura di questa particolare interazione. L'ipotesi
di un potenziale conflitto d'interessi che esisterebbe tra gli autori
di linee-guida costituisce l'anima che guida la ricerca.
La relazione esaminata merita una particolare attenzione per gli aspetti
etici. Un conflitto d'interessi di natura economica - come quello ipotizzato
in questo caso - non influenzerebbe, infatti, esclusivamente l'esercizio
della professione da parte del singolo autore, ma (e soprattutto) quello
di tutti i medici che si affidano alle indicazioni delle linee-guida.
Entrando nel dettaglio, la ricerca prende in esame un gruppo di linee-guida
(relative a patologie quali asma, malattie coronariche, depressione, ulcera
e riferite ad una popolazione adulta, pubblicate tra il 1991 e il luglio
1999), selezionando, tra queste, tutti i progetti non direttamente finanziati
dalle maggiori organizzazioni mediche nordamericane o europee.
L'indagine si articola intersecando diversi punti nodali: la natura e
l'estensione del rapporto aziende farmaceutiche/autori di linee-guida;
l'esistenza (o meno) di una dichiarazione esplicita di questi rapporti
nelle linee-guida pubblicate; la presenza tra gli autori (e l'entità
) di un dibattito che preceda la pubblicazione su queste relazioni e le
opinioni sull'influenza (personalmente e per i colleghi) che tali rapporti
hanno sulle indicazioni terapeutiche fornite nelle linee-guida.
Lo studio procede organizzando l'indagine in due sottostrutture:
- 'identificazione iniziale di sei diverse tipologie d'interazione finanziaria
con le aziende farmaceutiche;
- la richiesta ai partecipanti di caratterizzare la natura della relazione
e gli eventuali modi di descrivere tali relazioni nella stesura delle
linee-guida.
Mettendo a confronto circa cento stesori di 44 linee-guida, emerge che
l'87% di loro ha avuto legami con le aziende farmaceutiche, il 58% ha
ricevuto aiuti finanziari per svolgere la ricerca e il 38% ha lavorato
come dipendente o consulente presso un'azienda farmaceutica. La maggior
parte dei soggetti mantiene rapporti con più di un'industria. In
altre cifre e parole, tutte le linee-guida coinvolgono almeno un autore
che ha avuto relazioni con una casa farmaceutica.
Inoltre, il 59% degli autori è stato in stretto contatto con produttori
di farmaci segnalati nelle linee-guida. Nel 96% dei casi la relazione
preesiste al processo di creazione del testo. Il 55% degli autori ha sostenuto
che il processo di produzione di una linea-guida non comprende nessun
momento in cui si dichiari formalmente l'esistenza di tale relazione:
solo in due casi sul documento finale compaiono dichiarazioni dirette
su legami finanziari specifici tra singoli autori con l'azienda farmaceutica.
Il 7% ha dichiarato un'influenza personale della relazione con la casa
farmaceutica sulle indicazioni presenti poi nelle linee-guida: il 19%
l'influenza sui colleghi.
BMJ e la necessità di chiarezza
La pionieristica ricerca canadese ha sicuramente fornito una descrizione
puntuale (ma non esaustiva) della portata del conflitto d'interessi, focalizzando
l'attenzione sulla sua esistenza. Va evidenziato, come sottolinea Tonks
sul BMJ, che solo il 52% degli autori contattati ha risposto
alle domande della ricerca. Gli studiosi ipotizzano che il restante 48%
temesse per l'esplicitazione del proprio nome o avesse legami troppo stretti
da poter essere dichiarati. Nonostante queste percentuali di dubbio, dalle
cifre si comprende quanto la rete di queste relazioni sia articolata.
In ogni caso, secondo gli autori canadesi, l'esplicitazione del conflitto
d'interessi fornisce un importante suggerimento. Si evidenzia la necessità
di elaborare un metodo formalizzato su cui impostare un dibattito che
preesista (e controlli) allo sviluppo di un progetto per la realizzazione
e la successiva pubblicazione della linea-guida. Non è realistico
pensare di escludere dalla pubblicazione tutti gli autori coinvolti in
relazioni con le aziende. E' possibile e ragionevole, piuttosto, stabilire
dei criteri per gestire tale conflitto d'interessi con l'obiettivo di:
- organizzarne la gestione (attraverso un dibattito) prima di iniziare
una nuova ricerca su una linea-guida;
- comprendere quando e quale sia la sua influenza significativa;
- esplicitare la natura delle relazioni azienda-autore sulla pubblicazione.
Ci si potrebbe augurare che la trama di questa rete non sia sempre fittissima.
Questo permetterebbe un margine ampio di libertà nella ricerca
e, soprattutto, consentirebbe agli autori di indirizzare - in modo eticamente
corretto ed onesto - coloro che usufruiscono delle linee-guida (anch'essi
medici).
Si può, invece, rendere trasparente il conflitto d'interessi, ponendolo
nelle condizioni di non nuocere. Ragionando in base a categorie riferite
ad un mondo reale, infatti, il legame tra autori e industria è
inevitabile. Quindi, una dichiarazione esplicita costituisce un primo
tentativo di garantire l'integrità nella ricerca e, soprattutto,
fornisce al lettore più strumenti per interpretare i risultati
scientifici in modo appropriato.
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