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| 23 Settembre 2009 |
| Il paradosso del ghostwriting |
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Una gran parte degli articoli pubblicati dalle riviste scientifiche non è scritto da chi lo ha firmato. É la scoperta dell'acqua calda?
"Dell'acqua bollente, semmai", è la rassegnata risposta di Tom Jefferson, autore di Attenti alle bufale, in un'intervista video. E se Frederic Curtiss del Journal of Management Care Pharmacy ricorre ad antidoti anti ghostwriter tutto sommato ingenui, come il controllo sulle "Proprietà" del file di Word, il prof. Jefferson non ha dubbi, la migliore risorsa anti-plagio è Google: "provate a schiaffare l'articolo nella stringa del motore di ricerca e vedrete che sorprese...".
"Il fenomeno del ghostwriting coincide con l’affidamento in outsourcing del lavoro di pianificazione, conduzione e comunicazione della ricerca, che le industrie farmaceutiche hanno deciso da tempo di esternalizzare", riporta un post di DottProf.com, intitolato Cercasi lettori che non vedano.
Il post cita il Laika’s MedLibLog, che afferma "oggi gli editori scientifici fanno affidamento sull’incapacità dei medici di valutare criticamente ciò che leggono".
"A pensarci bene, è paradossale", è il disincantato commento di DottProf, "è come se una casa di produzione cinematografica realizzasse film contando sulla miopia o sul daltonismo del pubblico.
Del fenomeno del ghostwriting se ne è discusso ampiamente a Vancouver, al congresso sulla Peer review and biomedical publication. |
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| Il Pensiero Scientifico Editore per DottProf.com |
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