Esperienze interiori
 
Recensione della mostra "Visioni interiori" di Bill Viola, a cura di Laura Tonon, redattrice di Va' Pensiero.
 
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Mettete in conto almeno quattro ore per vedere la mostra di Bill Viola: in tutto sedici installazioni video della durata da 9 a 130 minuti. E se ci andate con l'intenzione di dare una semplice occhiata, non è detto che andrà così... La tentazione è quella di fermarsi davanti a ciascuna installazione e addirittura di tornare indietro. Non è escluso che al contrario vi ritroverete a passare frettolosamente da un video all’altro: potrebbe non essere il momento e il contesto più adatto per intraprendere il viaggio nelle emozioni interiori.

Bill Viola è internazionalmente riconosciuto come uno dei massimi esperti di video arte, ma anche come un artista popolare. Popolare: la ragione viene dalla sua capacità di riuscire a far toccare con mano le emozioni, se non addirittura a trasportare dentro la scena lo spettatore in una dimensione difficile da cogliere. Anche lo spettatore che non sa nulla dell'autore e delle sue opere né di video arte in generale.  

Ve ne renderete conto quando vi "scontrerete" con la prima video installazione The crossing. Su uno schermo doppio alto più di tre metri  su entrambe le facce l'immagine di un uomo che avanza verso di voi al rallentatore. Il tempo è dilatato. Alla fine entrano in scena i due elementi naturali: il fuoco sulla faccia anteriore dello schermo e in perfetta sincronia l'acqua su quello posteriore. Nella stanza buia rimbombano il rumore delle fiamme che divampano e quello di una cascata d'acqua. Il messaggio dell'annullamento del corpo in una sorta di catarsi e rigenerazione. La predisposizione ideale per continuare il lungo viaggio...

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Le tappe successive Surrender e Emergence e Departing Angel. A seguire Catherine's room, la narrazione dei riti quotidiani di una donna nella sua stanza. Four hands, la forza della comunicazione delle mani: quattro piccoli schermi separati con le immagini in movimento; sono le mani di Bill Viola e quelle di suo figlio, sua moglie e sua madre. Singolare The veiling: in una stanza buia una serie di teli di stoffa sospesi uno parallelo all'altro; dalle due estremità vengono proiettati due video girati in un bosco dove si vede una persona avvicinarsi e allontanarsi. In un video la persona è un uomo, nell'altro una donna. Mettendovi di lato, avrete l'impressione che a un certo punto l'uomo e la donna coesistono, si avvicinano ma non si incontrano, restano distinti e distanti. Con Bodies of light si chiude la prima parte del viaggio.

Seguirà una serie di ritratti delle emozioni vive racchiuse in una cornice: Dolorosa, The Locket Garden, Anima. La prima percezione è che siano delle fotografie di volti umani che manifestano una precisa emozione: singoli scatti. In realtà, sono fotogrammi che evolvono lentissimamente. Il tempo sembra quasi fermarsi, quasi per obbligarci a far caso alle emozioni degli altri e a riconoscerle dai tratti dei visi, e per invitarci a guardarci allo specchio. Come in Alice del paese delle meraviglie: "la caduta nel pozzo era tanto lenta che la bambina ebbe tutto il tempo di guardarsi intorno e di pensare dove sarebbe andata a finire".  "Vedere" il dolore, la collera, la gioia. "Vedere" il crescere della rabbia contenuta e controllata fino al suo esplodere come in Silent Mountain.

Come l'uomo e la donna di The veiling, le emozioni restano nella sfera individuale fino a quando i vostri occhi non saranno catturati da Observance: una fila di persone che avanza verso di voi tenendo fisso lo sguardo verso un punto che sembra stare al di fuori della cornice, tra noi spettatori e loro attori. I tratti dei visi, le lacrime esprimono dolore. La sequenza di persone in fila unite, il contatto tra le mani e i corpi che si sfiorano danno un senso di condivisione del dolore. Una scena teatrale nei colori e realistica per l'atmosfera di dolore quasi palpabile. Che cosa stanno guardando? Perché piangono? Perché sono in fila?

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E' il pensiero che vi accompagnerà fino a passare nella stanza dove avrete l'impressione di essere catapultati nei dipinti rinascimentali: The greeting. Una sola grande "tela"  i cui colori, le luci di scena e l'ambientazione riproducono alla perfezione Visitazione di Pontormo. I 10 minuti del video sono la dilazione di 45 secondi di sequenza filmatica del saluto. Tre donne in scena di cui una incinta. I movimenti dei corpi, i gesti e le intenzioni, il respiro del saluto sussurrato ci portano a riflettere sul rito del saluto, sulla comunicazione gestuale e sulle dinamiche delle relazioni.

Per finire Ocean Without a Shore: un muro d'acqua da attraversare, una sorta di punto di inserzione tra la vita e la non vita, tra il mondo fisico e quello spirituale. Una metafora della nascita e dell'affacciarsi alla realtà. Come? Con paura? Curiosità o timore? 

Reprimere le emozioni, esprimerle e farle esplodere. Percepire le emozioni dell’altro, attraverso la sola immagine, senza il supporto della parola. Dilatare il tempo per fotografare le emozioni. Il bello delle opere di Bill Viola è che - al di là di invitarci a un "viaggio introspettivo" - possono suggerirci  nuove chiavi di lettura di situazioni che viviamo quotidianamente nel tempo "reale", troppo veloce per riuscire a "guardare" dentro e fuori di noi. La relazione è una di queste, anche la relazione medico-paziente, da rivisitare come scambio a doppio senso di emozioni. "La relazione consiste in uno scambio di narrazioni", ci insegna Giorgio Bert autore di Medicina narrativa. "E' opportuno che il medico apprenda a 'leggere' le narrazioni dell'altro e a scoprire il mondo di significati, di simboli, di miti che fanno del paziente un entità unica e irripetibile". La narrazione non è fatta solo di parole ma anche di gesti, espressioni, silenzi. Da un lato il medico impara o dovrebbe imparare a leggere nell’espressione del viso del paziente la sua storia; dall'altro il medico non dovrebbe dimenticare che anche il suo corpo parla al paziente: esprimere distacco, indifferenza o chiusura potrebbe incrinare quel processo del narrare insieme.
 

26 novembre 2008

 
Bill Viola "Visioni interiori", Roma, Palazzo delle Esposizioni, 21 ottobre – 6 gennaio 2008. Catalogo a cura di Kira Perov, Giunti editore (2008)
 
 
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