Calder: l’artista del filo di ferro
 

Recensione a cura di Papitolindo, medico, inviato speciale di Va' Pensiero

 
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Al Palazzo delle Esposizioni di Roma sono in mostra 150 opere di Alexander Calder, l’artista americano (nato a Lawnton in Pennsylvania nel 1898 e deceduto a New York nel 1976) inventore della scultura cinetica: le sculture in movimento, i "corpi plastici" sospesi nell’aria; filiformi composizioni caratterizzate per la loro semplicità tecnica, sensibili al movimento aereo. Laureatosi in ingegneria, furono la padronanza del sagomare il filo di ferro e la curiosità artistica a temprarne la creatività, sin da giovane, dapprima con la produzione di sagome di animali e ritratti per poi passare a creazioni che seppur statiche rimandavano a corpi in movimento.

Celebre, a questo proposito, la rappresentazione del circo con gli acrobati (filo di ferro, sughero, legno, carta e scampoli di stoffa, materiali semplici e poveri come "povero" ed essenziale è il vecchio circo) che contribuisce alla suggestione del visitatore romano. Giochi dell’anima in movimento… Un movimento che le sculture di Calder acquisiscono a Parigi durante gli anni Venti e che Marcel Duchamp definì mobile, sottolineando quel movimento oscillante dei vari elementi sospesi e in armonia nell'"universo" (li si potrebbe definire espressione della "sostenibile leggerezza dell’essere"). Affascinato dall’astrattismo di Mondrian, ma sicuramente attratto anche da Mirò a cui molte opere di Calder rimandano, la proficua e prolifica poetica di questo artista è fatta anche di piccole opere in bronzo e di quadri di impronta surrealista ben documentati e organizzati negli ampi spazi del Palazzo delle Esposizioni.

Ampi spazi che accolgono fotografie e grandi modelli delle stabile (come le definì Hans Arp), le grandi sculture di ferro realizzate da Calder lavorando lastre di metallo di fattura e dimensione industriale. Grandi opere sia per l’esterno (per spazi pubblici) che l’artista ha realizzato in molte città. Un esempio della sua produzione è il "Teodolapio" (dal nome del duca di Spoleto attorno all’anno 600) che si trova nello spazio antistante la stazione di Spoleto e che fu anche il primo Stabile di Calder. Famoso nel mondo sin da quando fu eretto nel 1962, il "Teodelapio" di Alexander Calder è diventato il simbolo della città moderna.  L’opera fu il risultato dell’invito a Calder da Giovanni Carandente a partecipare alla mostra "Sculture nella città" nell’ambito del V Festival dei due Mondi, diventata poi un mitico riferimento nella storia della scultura del XX secolo. Esempio di un approccio ormai perso di quando le iniziative culturali dovevano produrre non solo immagini e sensazioni effimere, ma "lasciare un segno" nel tempo.

Calder: "il gigante bambino" come lo definiva il suo amico Ugo Mulas. Un grande fotografo e un grande artista legati da un'amicizia profonda, a cui l’esposizione romana dedica circa 80 fotografie su stampe a sali d’argento, realizzate da Mulas dal 1963 al 1968. Il fotografo seppe infatti cogliere, come scrive Giulio Carlo Argan (2), "con incredibile finezza l'affinità genetica tra le opere e l'artista che le faceva, e nello stesso tempo la loro intima contraddizione, come se la leggerezza delle sculture riscattasse la gran massa del corpo dello scultore e la loro volubilità fosse uguale a quella del suo carattere bonario e capriccioso, espresso dal ciuffo dei capelli bianchissimi sempre scompigliati da un vento inesistente".

Una mostra da non perdere.

9 dicembre 2009

 

1. Calder, a cura di Alexander S. C. Rower. Palazzo delle Esposizioni di Roma, 23 ottobre 2009 - 14 febbraio 2010.

2. Ugo Mulas, Giulio Carlo Argan. Alexander Calder. Officina Libraria, 2008

 
 
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